Un boato, uno squarcio, la terra che si muove, le case che crollano, la fuga, la polvere i morti. C'è questo da giorni in tv e nelle pagine dei giornali. Ci sono sofferenza, dolore, distruzione, sbattute in prima pagina a far notizia a soddisfare la morbosa curiosità nascosta in ogni essere umano. C'è chi ha parlato di mancanza di rispetto, di sciacallaggio mediatico, chi invece di semplice informazione, di corretto svolgimento del proprio mestiere. Non so sinceramente chi abbia ragione, so solo che i media, i giornali, internet, la televisione hanno dato una volta ancora dimostrazione del loro enorme, smisurato, ormai incontrollato, potere di indirizzare menti e pensieri.
Certo, questa volta è per una buona e giusta causa, l'Italia egoista, nera, appiccicosa ha dimostrato che, ogni tanto, riesce ancora a svegliarsi dal torpore che la avvolge e la paralizza. Ben vengano gli appelli su internet, i social network intasati di offerte di solidarietà, i passa parola
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che partano dalla base, lo slancio di altruismo, ben venga un po' di sana passione e di umana commozione, ma cinicamente, molto cinicamente lo ammetto, mi domando quanto peso abbia l'impatto mediatico sulle coscienze e le azioni di chi adesso è pronto a donare e partire? Insomma la tragedia è stata enorme, devastante, improvvisa, ma quanto peso hanno avuto i media con la loro costante presenza, con il loro bombardamento di foto notizie, reportage, riprese? Sui giornali e sulle televisioni, si scava fino in fondo al barile per provocare reazioni, per dare al pubblico quello che esso chiede, si arriva perfino, molto cinicamente a mio avviso, a chiedere ai lettori di inviare foto e testimonianze della tragedia, oppure a elencare i record di ascolti di un tg durante le edizioni straordinarie dall'Abruzzo. E' normale con tutti quei morti, direte voi, non tanto, rispondo io visto che non è il macabro numero di vittime che deve far notizia.
Simone Marchi
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