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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 16 aprile, N° 247, pagina 2

ControPolitica :: Internet


"Nell'attuale cultura dell'auto-pubblicazione, in cui chiunque ha una opinione la esprime su un blog, la disinformazione prevale sull'opinione degli esperti". "il dilettantismo del web": a suo avviso, grazie al libero accesso a siti come You Tube o Wikipedia, si rischia di eliminare la distinzione tra esperti qualificati e "dilettanti disinformati" e di far scomparire il sistema dei media tradizionali e delle competenze acquisite attraverso lo studio e l'esperienza." "Il web 2.0 ha spianato la strada alla corruzione culturale. A farne le spese nn sono solo le etichette discografiche e cinematografiche. Sono gli Autori. Quelli veri che nella rete annegano in un mare di futilità e hanno poche chances di emergere." Tre delle molteplici e illuminanti perle di saggezza contenute in un libello pubblicato recentemente da De Agostini dal titolo Dilettanti.com e scritto da Andrew Keen. Il saggio autore, tra i più attivi esponenti della Silicon Valley, si erge sul suo piedistallo di competenze, diplomi, lauree, specializzazioni e pontifica su noi, misero popolo del web. Del resto è lui stesso ad ammettere candidamente e con un velo di arroganza: "Sì, sono uno snob. Non ho alcun problema ad ammettere che trovo molto più affidabili le informazioni sulla guerra in Iraq diffuse da identificabili giornalisti del New York Times, piuttosto quelle che provengono da blogger anonimi." Certo, poco importa che il nostro


snob, viva grazie alla rete, sia diventato famoso grazie a un blog e gestisca una televisione on-line, After tv. Anzi, è proprio questo il bello, chi meglio di una persona che ce l'ha fatta, che conosce la Rete come le sue tasche, può illustrarci i pericoli del Web? Poco importa se le argomentazioni sono prive di fondamento e si riducono alle mere impressioni personali, poco importa se il libro sembra più un'arruffaglia confusa di pregiudizi e snobbismo che un'analisi attenta di Internet. L'importante è alzare un polverone, difendere gli autoproclamati esperti, tutelare i media tradizionali che detengono potere e facoltà di indirizzare le mente, diffamare tutto quello che è informazione dal basso. Del resto, la rete è pericolosa, consente di riaprire indagini come nel caso dell'edicolante morto in Inghilterra durante il G20 (a tal proposito Luca Sofri sulle pagine della Gazzetta aveva già dichiarato la totale innocenza della polizia, lui giornalista qualificato aveva detto: è morto d'infarto!), oppure diffondere il filmato di Berlusconi che allontana la Merkel, o ancora quello del tg1 che si vanta degli ascolti post terremoto. Sì, forse ha ragione Keen: "si rischia di eliminare la distinzione tra esperti qualificati e "dilettanti disinformati" e di far scomparire il sistema dei media tradizionali e delle competenze acquisite attraverso lo studio e l'esperienza." e forse sarebbe un bene.

Simone Marchi

Su Vauro e Santoro


Muoiono in trecento, molti muoiono non di terremoto ma di incuria dei costruttori, più o meno mafiosi. Muoiono anche, soprattutto perché nel cemento ci mettono la sabbia che vanno a prendere al mare... poi fanno paginate di

disquisizioni, e di osanna ai soccorsi rapidi e decisivi (mentre chi era sotto le macerie della Casa dello Studente dice l'esatto contrario). E se arriva un Vauro con una vignetta o un Santoro che alza la voce facendo il suo mestiere: censura!
Che dirvi di più?

AQ



Recensioni


Il viaggio dell'elefante, Josè Saramago, Einaudi, € 19.00 Josè Saramango, spezza la maledizione dell'oblio da Nobel e ci racconta le avventure dell'elefante Salomone, grosso pachiderma che, giunto dall’India a Lisbona non fa che ‘’dormire e mangiare'’. Siamo nel 1551, in pieno Concilio di Trento e il sovrano del Portogallo e dell’Algarve, Joao III, decide di inviarlo in dono a suo cugino, l’arciduca Massimiliano di Vienna. Comincia così il viaggio di Salomone, da Lisbona a Valladolid e poi attraverso la Spagna e l’Italia, quindi

Genova, Mantova, Verona, Padova, Innsbruck, e infine Vienna, capitale dell'Impero. A seguito di Salomone il fedele custode Subhro e una variopinta comitiva di ufficiali, soldati, preti, cavalli e buoi. Il viaggio dell’elefante è un ironico e divertente romanzo corale, una prosa carica di potenza narrativa propria dei grandi classici d'avventura.

Marta T.


SOMMARIO
pag.1
Dante e noi
Cosa succede alla Malatempora

pag.2
Come non farsi infinocchiare dai commessi della Feltrinelli
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