ControPolitica ::
Oltre confine
Ho sempre considerato Repubblica un buon giornale, un giornale di massa certo, un giornale da milioni di lettori e quindi sottomesso al mercato, alle entrate pubblicitarie, alle regole dell'informazione di massa, ma pur sempre un buon giornale. Un quotidiano con ottime firme e brillanti articoli, un quotidiano di centro - centro sinistra, comunque affidabile, serio e autorevole. Da alcuni giorni, però, sto notando una pericolosa quanto ingiustificata deriva verso il gossip più bieco. A partire dallo sfogo della signora Lario, il quotidiano romano è diventato, prima la piattaforma per i comunicati stampa della regina tradita, poi fonte inesauribile di scoop, gossip, pettegolezzi degni del miglior Novella 2000. In questi tristi giorni, in cui l'amato premier ha perso l'amore della moglie e la guida spirituale di Bozzo, La Repubblica non ha perso occasione per pubblicare irrilevanti notizie di gossip riguardanti il sovrano di Arcore. Abbiamo iniziato con le foto (forse ritoccate, forse no) di Noemi, proseguito con le dichiarazioni contro Ancelotti (forse vere forse no rilasciate in Egitto) per arrivare, questa mattina alle dichiarazioni del fotografo del book di
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Noemi (troppe stranezze) e del fidanzato della ragazza (ritoccate le foto del book sexy). Nessuno nega che il Premier sia stato il primo a confondere vita pubblica e privata, mischiandole a tal punto da non notarne più la differenza e rendendole fonte e causa di trionfi e sconfitte, ma è pur sempre vero che una buona informazione dovrebbe parlare dell'uomo pubblico e non di quello privato. Trovo preoccupante che si parli molto, troppo, della sua vita sentimentale e poco, quasi per niente, delle sue affermazioni sulla società italiana che non deve diventare multietnica. Trovo pericoloso che si sbatta in prima pagina le dichiarazioni del presidente allenatore e non si analizzi seriamente le richieste fatte dall'Unione europea su clandestine e gestione dei flussi migratori.
Sembra che anche il giornalismo più qualificato stia inseguendo la società italiana verso il profondo nulla con nani, pagliacci e ballerine in prima pagina.
Simone Marchi
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Come non farsi infinocchiare dal commesso della Feltrinelli
Sensibili alle foglie: libri con la linfa
Ci sono quelli sensibili alle voglie: la Mondadori, gli editori a pagamento, i mestieranti. E poi ci sono gli altri. Quelli che non scambi per una tipografia. I sensibili alle foglie, per esempio. In cui ogni libro è come la parola di un discorso. Fatto anche di mostre, incontri, seminari. O dalla scelta di essere una cooperativa. E di mettere in rete come farne parte. Comprando delle quote, certo, ma anche sposando un progetto. Quello di analizzare le “istituzioni totali”, come le chiamano i sociologi: carceri, caserme, istituti di cura, CPT.
Dando voce a chi ci è passato, raccogliendone le denuncie. Dove denuncia è anche una poesia di un barbone, o gli scritti dei detenuti politici e l’analisi delle torture riservate loro, o il balbettare di Vito, quando esce da una cella di due metri per due.
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O l’autobiografia di una donna cui il giudice toglie i figli e il permesso di firmarsi. O di una terrorizzata terrorista.
Senza montare in cattedra ma anzi scendendo nelle strade, tra i rifiuti di Napoli, nell’alienazione dei supermercati o nell’ansia dei precari. Fino nelle scuole, quando finalmente consentono che un caporedattore di nome Renato spieghi cosa sono 28 anni di carcere.
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SOMMARIO
pag.1
Niente di nuovo sul fronte occidentale
Siamo a Torino/3
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