Franceschini afferma che è iniziato il declino della destra, Berlusconi ribatte che se il PDL
ha perso questa tornata elettorale, allora lui vorrebbe sempre perdere così. In realtà i freddi numeri parlano
fin troppo chiaramente: 32 amministrazioni locali, tra comuni e province hanno cambiato colore politico e tutte e
32 sono passate da un'amministrazione di centrosinistra a una di centrodestra. Credo che il dato sia sufficientemente
eloquente senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Il Pd si ritiene soddisfatto perché il tanto temuto sfondamento non
c'è stato, ma più di conquistare 32 amministrazioni locali, il PDL cosa avrebbe dovuto fare? Vincere a Firenze, oppure
conquistare i comuni storicamente rossi come quelli dell'Emilia e della Toscana? Il Pd si trincera dietro una dignitosa
sconfitta, che alcuni fanno addirittura passare per risicata vittoria, senza accorgersi del lento e inesorabile declino
del progetto di centro sinistra. La sconfitta di questa tornata elettorale, perché il Pd ha perso, ha perso, mettiamocelo
bene in testa, ha un significato ancor più maggiore della sconfitta alle politiche di 14 mesi fa. Non mi sono improvvisamente
convertito alla fede berlusconiana, ma purtroppo semplicemente alla razionale e empirica analisi dei fatti.
Procediamo con ordine: l'affluenza ai ballottaggi è stata bassissima, solitamente l'affluenza bassa premia gli schieramenti
più progressisti che, ci insegnano all'università,
hanno elettori più fedeli, consapevoli e motivati. Ecco, con
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un'affluenza ridicola come quella di questo weekend elettorale il centrosinistra avrebbe dovuto stravincere e invece ha perso alcuni comuni e alcune province e,
dove ha vinto, confermando semplicemente la coalizione uscente, non ha assolutamente stravinto. Le amministrative
si sono svolte, forse, nel periodo peggiore del nanuto da quando questi è in politica. Agli scandali giudiziari, che
non hanno mai interessato più di tanto gli elettori, si sono uniti quelli, molto più sentiti, familiari. Torbide storie
di ragazzine, minorenni, droga e prostitute degne di un rapper nero di Los Angeles non di un ex calvo ultrasettantenne,
primo ministro europeo. Gossip e tradimenti, scandali da riviste patinate e storie a luci rosse, hanno irrigidito
e allontanato quel buon numero di elettori bigotti che vedevano nell'uomo di Arcore l'uomo della provvidenza legato
a vecchi e sani valori, ma proiettato comunque nel futuro. Per carità, la scelta di non voto è comunque un segnale
che il cittadino da a chi lo governa, ma questa scelta avrebbe dovuto favorire il Pd, cosa che puntualmente non è avvenuta.
L'inizio della fine dell'era del tiranno di Arcore, insomma, la vede solo Franceschini che in delirio da condottiero oggi arriva
ad affermare: noi ci saremo ancora quando Berlusconi sarà solo un brutto ricordo. Che ci saranno non ne dubito,
i vecchi democristiani sanno sempre riciclarsi, nutro forti dubbi sul come ci saranno.
Simone Marchi
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