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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Giovedì 25 giugno, N° 253, pagina 2

ControPolitica :: Chi ha vinto?


Franceschini afferma che è iniziato il declino della destra, Berlusconi ribatte che se il PDL ha perso questa tornata elettorale, allora lui vorrebbe sempre perdere così. In realtà i freddi numeri parlano fin troppo chiaramente: 32 amministrazioni locali, tra comuni e province hanno cambiato colore politico e tutte e 32 sono passate da un'amministrazione di centrosinistra a una di centrodestra. Credo che il dato sia sufficientemente eloquente senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Il Pd si ritiene soddisfatto perché il tanto temuto sfondamento non c'è stato, ma più di conquistare 32 amministrazioni locali, il PDL cosa avrebbe dovuto fare? Vincere a Firenze, oppure conquistare i comuni storicamente rossi come quelli dell'Emilia e della Toscana? Il Pd si trincera dietro una dignitosa sconfitta, che alcuni fanno addirittura passare per risicata vittoria, senza accorgersi del lento e inesorabile declino del progetto di centro sinistra. La sconfitta di questa tornata elettorale, perché il Pd ha perso, ha perso, mettiamocelo bene in testa, ha un significato ancor più maggiore della sconfitta alle politiche di 14 mesi fa. Non mi sono improvvisamente convertito alla fede berlusconiana, ma purtroppo semplicemente alla razionale e empirica analisi dei fatti. Procediamo con ordine: l'affluenza ai ballottaggi è stata bassissima, solitamente l'affluenza bassa premia gli schieramenti più progressisti che, ci insegnano all'università, hanno elettori più fedeli, consapevoli e motivati. Ecco, con


un'affluenza ridicola come quella di questo weekend elettorale il centrosinistra avrebbe dovuto stravincere e invece ha perso alcuni comuni e alcune province e, dove ha vinto, confermando semplicemente la coalizione uscente, non ha assolutamente stravinto. Le amministrative si sono svolte, forse, nel periodo peggiore del nanuto da quando questi è in politica. Agli scandali giudiziari, che non hanno mai interessato più di tanto gli elettori, si sono uniti quelli, molto più sentiti, familiari. Torbide storie di ragazzine, minorenni, droga e prostitute degne di un rapper nero di Los Angeles non di un ex calvo ultrasettantenne, primo ministro europeo. Gossip e tradimenti, scandali da riviste patinate e storie a luci rosse, hanno irrigidito e allontanato quel buon numero di elettori bigotti che vedevano nell'uomo di Arcore l'uomo della provvidenza legato a vecchi e sani valori, ma proiettato comunque nel futuro. Per carità, la scelta di non voto è comunque un segnale che il cittadino da a chi lo governa, ma questa scelta avrebbe dovuto favorire il Pd, cosa che puntualmente non è avvenuta. L'inizio della fine dell'era del tiranno di Arcore, insomma, la vede solo Franceschini che in delirio da condottiero oggi arriva ad affermare: noi ci saremo ancora quando Berlusconi sarà solo un brutto ricordo. Che ci saranno non ne dubito, i vecchi democristiani sanno sempre riciclarsi, nutro forti dubbi sul come ci saranno.

Simone Marchi

ControPolitica :: La questione iraniana




È opinione universale (o almeno occidentale), che la vittoria di Ahmadinejad sia frutto di brogli elettorali, e giù tutti a intonare canti d'indignazione e a invocare il rispetto delle regole, prendendo per buone le accuse dello sfidante Mousavi. Ma su quali prove, e su quali fatti, si basano tali accuse? I sondaggi della vigilia portavano dati contrastanti, tanto da indurre l'università di Princeton a considerarli non attendibili, e comunque tra le indagini che prevedevano una larga vittoria di Ahmadinejad ce n'era anche una di un'autorevole ente no-profit americano, The Center for Public Opinion. Nel dossier pubblicato dal candidato sconfitto sul suo sito, si parla di sospetti sul fatto che le urne elettorali fossero vuote, al momento della consegna, e si dice che forse alcuni rappresentanti di lista sarebbero stati allontanati dai seggi. Tutto qua? Un forse e un si dice sono sufficenti per scatenare scontri con morti e feriti e mettere in dubbio un risultato elettorale, confermato anche dal riconteggio del 10% dei voti, e dare per certo un broglio

elettorale in grado di cancellare e modificare milioni e milioni di voti (Ahmadinejad ha vinto con il 63% delle prefferenze)? Per i nostri media sì, soprattutto se si tratta di mettere pressione su un personaggio scomodo come Ahmadinejad a favore di un amico dell'Occidente come Mousavi. Sì perché il leader dei manifestanti non è esattamente un uomo nuovo: primo ministro e politico di spicco nei primi anni '80, epoca della guerra contro l'Iraq (finanziata e supportata da USA e Israele), dei curdi gasati e dello scandalo Iran-Contras. Non sarà allora che uno stato strategico e fondamentale come l'Iran l'occidente vuole un leader amico e più malleabile? Non vogliamo con questo giustificare un paese che ha molti lati oscuri, ma semplicemente ricordare che in politica le cose non sono mai bianche o nere, ma esistono vari livelli di grigio, e lanciare una riflessione: cosa succederebbe nel civilissimo occidente se un candidato sconfitto lanciasse, senza uno straccio di prova, accuse come quelle di Mousavi portando in piazza decine di migliaia di persone? Vedremmo forse una reazione non-violenta delle autorità?

Stefano Marsiglia




SOMMARIO

pag.1
Una storia italiana
Cosa succede alla Malatempora


pag.3
La vita è una ripetizione
Recensione