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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Giovedì 2 luglio, N° 254, pagina 2

ControPolitica :: Le favole del PD


Dunque proviamo a ricapitolare, mettere ordine, fare un po' di chiarezza, sempre che questo sia possibile. Proviamo a utilizzare un metodo alternativo, caro ai bambini e ai genitori, parente alla lontana di un filone letterario nato in Grecia e tramandato fino ai nostri tempi: la favola. C'era una volta, nel paese di Berlusconia, dove ciclicamente governa un Re nano, malvagio con derive da dittatore assoluto, proprietario di tre/sei televisioni, due giornali, una squadra di calcio, una banca, svariati supermercati. Dicevamo a Berlusconia, per uno strano scherzo del destino per una volta le elezioni politiche (si a Berlusconia ci sono ancora, forse per poco, democratiche elezioni) vengono vinte per una manciata di voti da una coalizione di sinistra (ricordo che è una favola, quindi posso dire sinistra) guidata da uno discutibile soggetto, che risponde al nome di Romano, che, però, ha o almeno sembra abbia, la capacità di tenere insieme le più disparate correnti. Una parte di queste correnti, poco dopo la formazione del governo, (che sembra ondeggiare in balia delle correnti come una barca senza timone) capeggiata dall'occhialuto sindaco della capitale di Berlusconia, decide di fondare un nuovo partito e escludere dal nuovo partito riformista, moderno, democratico (bambini lo so che non capite bene il significato di queste parole, ma tranquilli anche noi adulti le utilizziamo quando non sappiamo ben spiegare) una parte della coalizione di maggioranza che sostiene il traballante Romano. L'occhialuto ex sindaco crede nel progetto con forza e vigore, ci crede anche quando, inevitabilmente, il governo di Romano cade e Berlusconia torna al voto. L'occhialuto parla alle masse, arringa e da spettacolo quasi come il Nano, ma senza i suoi soldi, le sue tivù e le sue qualità di incantatore. Alle elezioni politiche il partito


dell'occhialuto perde contro quello del Nano e poi continua a perdere, ovunque vada prende schiaffi dalle urne. Nel partito creato per non avere correnti, si formano milioni di correnti, c'è quella sotterranea del Baffo, quella più esplicita della Rosy e quella di Luigi. L'occhialuto perde il controllo della sua creatura e scappa, la sua creatura priva di testa affida la testa ad un altro occhialuto: Dario, braccio destro dell'occhialuto ex sindaco. Anche Dario parla di riforme e aria nuova, il nuovo che avanza, si dice, ma intanto il Baffo, la Rosy e Luigi, tramano, parlano, tessono. Altre elezioni, altra dignitosa sconfitta. Ma non importa, tutti uniti, per una volta si affrettano a dire che il Nano non ha sfondato e che con le primarie e il congresso tutto ripartirà. A fine anno si vota all'interno del partito, questa volta, piccoli lettori, non si può perdere, ma ci si può tranquillamente scannare tra finti amici. Ed ecco così che il nuovo (una giovane principessa del nord che alle ultime elezioni ha preso più voti del Nano, tal Debora) quel nuovo tanto acclamato, prova a dire la sua. Certo i termini non sono dei più corretti, la giovane principessa dice che Dario è simpatico, ma anche la simpatia conta, non è vero, giovani lettori? Comunque Debora attacca i dinosauri del partito, gli apparati, il Baffo e i suoi maneggi, Luigi e le sue proposte, prova a suo modo, un po' troppo snob forse, da principessa di certo, a introdurre quella ventata di novità che tanto serve e di cui tanto si parla. E i dinosauri cosa fanno? Mangiano viva la principessa accusandola di non conoscere la storia, di mancare di rispetto a chi la storia, e non solo del partito, l'ha fatta. Ora so che può risultare una favola un po' atipica, manca il lieto fine e non c'è, o almeno l'autore non ci vede, una morale, ma Dio quanto sarebbe bello che tutto fosse realmente una favola.

Simone Marchi

ControPolitica :: Postare su Twitter a Teheran




Sono stati il motore della rivoluzione (restaurazione) verde, ma oggi twitter e youtube sono molto meno interessanti rispetto a qualche giorno per i teorici del grande broglio ordito da Ahmadinejad nelle ultime elezioni iraniane. Ce lo comunica repubblica.it con un articolo che è un capolavoro di disinformazione: Vittorio Zambardino infatti ci rende noto che negli ultimi giorni la mole di messaggi e video postati sulle due piattaforme web dal cuore della rivolta (golpe) si è di molto ridotta. Perché? Perché forse, potrebbe essere, si dice, si mormora, il regime (governo regolarmente eletto con oltre il 60% di voti) di Ahmadinejad avrebbe stretto la morsa su blogger e internauti arrestandoli e/o chiudendo la rete. Chiaramente tutto l'articolo è scritto al condizionale. Però sono obbligatorie alcune considerazioni. La censura del web è il cruccio di numerosi governi in tutto il mondo (ci si prova anche da noi) e nessuno è mai riuscito a tappare del tutto la bocca della rete, l'unico governo che ci è andato vicino è quello cinese, le cui malefatte però vengono spesso e volentieri denunciate da blogger dissidenti. Come avrebbe potuto quindi Ahmadinejad mettere su in pochi giorni un apparato in grado di contenere migliaia di

utenti di internet pronti ad aggiornare il mondo sulle nefandezze di un (presunto) regime sanguinario? Altra considerazione: in Iran ha accesso ad Internet solo un terzo della popolazione, e non tutti sono giovani (peraltro la maggioranza dei giovani tra i 18 e i 24 anni sostiene Ahmadinejad), e ancora meno persone possono permettersi videocamere e telefonini atti a riprendere immagini e video e postarli su internet. Di conseguenza, chi mai ha riempito Twitter e Youtube di informazioni su ciò che accadeva in Iran? La classe più ricca ovviamente, la stessa che avrebbe tutto da guadagnare con la privatizzazione dell'industria petrolifera iraniana, cui Ahmadinejad si oppone radicalmente, visto che con i profitti del petrolio finanzia scuole e ospedali, e aiuta i poveri del suo paese. Alla luce di queste considerazioni quindi, non è plausibile che si sia assistito a un tentativo di golpe filo-occidentale, come in Venezuela per capirci, fallito e su cui nessuno, nemmeno tra i sostenitori, ha più voglia di insistere (di qui il crollo di aggiornamenti su twitter e youtube)?


Stefano Marsiglia


SOMMARIO

pag.1
Silenzio, c'è il G8
Cosa succede alla Malatempora


pag.3
La vita è una ripetizione
Recensione