Dunque proviamo a ricapitolare, mettere ordine, fare un po' di chiarezza,
sempre che questo sia possibile. Proviamo a utilizzare un metodo alternativo,
caro ai bambini e ai genitori, parente alla lontana di un filone letterario nato in Grecia e tramandato fino
ai nostri tempi: la favola. C'era una volta, nel paese di Berlusconia, dove ciclicamente governa un Re nano, malvagio
con derive da dittatore assoluto, proprietario di tre/sei televisioni, due giornali, una squadra di calcio, una banca,
svariati supermercati. Dicevamo a Berlusconia, per uno strano scherzo del destino per una volta le elezioni politiche
(si a Berlusconia ci sono ancora, forse per poco, democratiche elezioni) vengono vinte per una manciata di voti da una
coalizione di sinistra (ricordo che è una favola, quindi posso dire sinistra) guidata da uno discutibile soggetto, che
risponde al nome di Romano, che, però, ha o almeno sembra abbia, la capacità di tenere insieme le più disparate correnti.
Una parte di queste correnti, poco dopo la formazione del governo, (che sembra ondeggiare in balia delle correnti come una
barca senza timone) capeggiata dall'occhialuto sindaco della capitale di Berlusconia, decide di fondare un nuovo partito e
escludere dal nuovo partito riformista, moderno, democratico (bambini lo so che non capite bene il significato di queste parole,
ma tranquilli anche noi adulti le utilizziamo quando non sappiamo ben spiegare) una parte della coalizione di maggioranza che
sostiene il traballante Romano. L'occhialuto ex sindaco crede nel progetto con forza e vigore, ci crede anche quando, inevitabilmente,
il governo di Romano cade e Berlusconia torna al voto. L'occhialuto parla alle masse, arringa e da spettacolo quasi come il Nano,
ma senza i suoi soldi, le sue tivù e le sue qualità di incantatore. Alle elezioni politiche il partito
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dell'occhialuto perde contro quello del Nano e poi continua a perdere, ovunque vada prende schiaffi dalle urne.
Nel partito creato per non avere correnti, si formano milioni di correnti, c'è quella sotterranea del Baffo,
quella più esplicita della Rosy e quella di Luigi. L'occhialuto perde il controllo della sua creatura e scappa,
la sua creatura priva di testa affida la testa ad un altro occhialuto: Dario, braccio destro dell'occhialuto ex
sindaco. Anche Dario parla di riforme e aria nuova, il nuovo che avanza, si dice, ma intanto il Baffo, la Rosy e
Luigi, tramano, parlano, tessono. Altre elezioni, altra dignitosa sconfitta. Ma non importa, tutti uniti, per una
volta si affrettano a dire che il Nano non ha sfondato e che con le primarie e il congresso tutto ripartirà. A fine
anno si vota all'interno del partito, questa volta, piccoli lettori, non si può perdere, ma ci si può tranquillamente
scannare tra finti amici. Ed ecco così che il nuovo (una giovane principessa del nord che alle ultime elezioni ha preso
più voti del Nano, tal Debora) quel nuovo tanto acclamato, prova a dire la sua. Certo i termini non sono dei più corretti,
la giovane principessa dice che Dario è simpatico, ma anche la simpatia conta, non è vero, giovani lettori? Comunque
Debora attacca i dinosauri del partito, gli apparati, il Baffo e i suoi maneggi, Luigi e le sue proposte, prova a suo modo,
un po' troppo snob forse, da principessa di certo, a introdurre quella ventata di novità che tanto serve e di cui tanto si parla.
E i dinosauri cosa fanno? Mangiano viva la principessa accusandola di non conoscere la storia, di mancare di rispetto a chi la storia,
e non solo del partito, l'ha fatta. Ora so che può risultare una favola un po' atipica, manca il lieto fine e non c'è, o almeno l'autore non ci vede,
una morale, ma Dio quanto sarebbe bello che tutto fosse realmente una favola.
Simone Marchi
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