Lo confesso fin da subito, non amo Beppe Grillo, la sua antipolitica che diventa politica è un controsenso di facile spiegazione.
Le sue arringhe e i suoi comizi ai miei occhi assumono il contorno di uno strano populismo con uno spiccatto culto per la figura del leader.
Certo, niente da dire e obiettare verso i contenuti e le battaglie promosse. Nessuno nega l'enorme merito di Grillo e del suo blog nel portare
avanti campagne di giustizia, informazione, coscienza. Il suo blog ha avuto l'indiscusso merito di valorizzare la Rete, almeno qua in Italia, di
Grillo, il trasformarsi, come dicevo all'inizio, da cavaliere dell'antipolitica a politicante stesso. Questa trasformazione mi ricorda, con le
dovute proporzioni, con le enormi differenze, la discesa in campo di quel signore bassottello, ex pelato di Arcore che proprio con i valori
dell'antipolitica tradizionali ha vinto le prime elezioni post tangentopoli.
Scontato, quindi, il mio scarso entusiasmo alla notizia della candidatura di Beppe Grillo alle primarie del Pd. Insomma, l'ex comico genovese dentro
un partito, dentro il secondo più grande partito d'Italia, avrebbe perso tutta la credibilità che negli anni è riuscito a crearsi con la serietà e la
competenza delle sue campagne. Rapidissimi nella testa mi sono passati anche i più classici dei luoghi comuni: "tanto sono tutti uguali" " Tutti vogliono
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la poltrona" "Il fine ultimo è sempre il potere". Poi, però, ho letto le reazioni dell'apparato di partito, di D'Alema, Bersani, Fassino, dei politicanti secolari che parlano di nuovo, freschezza e gioventù perché hanno perso credibilità nel restante campo dello scibile umano. E allora, come un Ferrara qualunque, cambio bandiera e mi dico: vai Grillo, smaschera l'ipocrisia di questi politicanti.
Adesso non ci sono più scuse, arrivare a negare la tessera del partito a un cittadino è un errore politico di enormi proporzioni. Il Pd parla di dialogo, di apertura, di democrazia, come siamo bravi noi che facciamo le primarie, che bello permettere a tutti di candidarsi e di esporre un programma e poi? Poi arriva la candidatura scomoda, indubbiamente provocatoria e come si comporta la commissione di garanzia: No tu non puoi giocare con noi perché sei brutto e cattivo.
Inutile evidenziare quanto questa decisione abbia aperto il fianco agli attacchi degli avversari politici, scontato come il Pd, anche in questa circostanza, abbia perso una buona occasione per recuperare credibilità. Grillo, con tutti i problemi del caso, poteva essere una buona scusa per un dibattito tra apparato e cittadino, tra dirigenti e base, uno stimolo per capire e migliorare.
Tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri
Simone Marchi
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