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Nel tempo dell'inganno universale...
dire la verità è un atto rivoluzionario!

Mercoledì 15 luglio, N° 256, pagina 2

ControPolitica :: Un grillo in fattoria


Lo confesso fin da subito, non amo Beppe Grillo, la sua antipolitica che diventa politica è un controsenso di facile spiegazione. Le sue arringhe e i suoi comizi ai miei occhi assumono il contorno di uno strano populismo con uno spiccatto culto per la figura del leader. Certo, niente da dire e obiettare verso i contenuti e le battaglie promosse. Nessuno nega l'enorme merito di Grillo e del suo blog nel portare avanti campagne di giustizia, informazione, coscienza. Il suo blog ha avuto l'indiscusso merito di valorizzare la Rete, almeno qua in Italia, di Grillo, il trasformarsi, come dicevo all'inizio, da cavaliere dell'antipolitica a politicante stesso. Questa trasformazione mi ricorda, con le dovute proporzioni, con le enormi differenze, la discesa in campo di quel signore bassottello, ex pelato di Arcore che proprio con i valori dell'antipolitica tradizionali ha vinto le prime elezioni post tangentopoli. Scontato, quindi, il mio scarso entusiasmo alla notizia della candidatura di Beppe Grillo alle primarie del Pd. Insomma, l'ex comico genovese dentro un partito, dentro il secondo più grande partito d'Italia, avrebbe perso tutta la credibilità che negli anni è riuscito a crearsi con la serietà e la competenza delle sue campagne. Rapidissimi nella testa mi sono passati anche i più classici dei luoghi comuni: "tanto sono tutti uguali" " Tutti vogliono


la poltrona" "Il fine ultimo è sempre il potere". Poi, però, ho letto le reazioni dell'apparato di partito, di D'Alema, Bersani, Fassino, dei politicanti secolari che parlano di nuovo, freschezza e gioventù perché hanno perso credibilità nel restante campo dello scibile umano. E allora, come un Ferrara qualunque, cambio bandiera e mi dico: vai Grillo, smaschera l'ipocrisia di questi politicanti. Adesso non ci sono più scuse, arrivare a negare la tessera del partito a un cittadino è un errore politico di enormi proporzioni. Il Pd parla di dialogo, di apertura, di democrazia, come siamo bravi noi che facciamo le primarie, che bello permettere a tutti di candidarsi e di esporre un programma e poi? Poi arriva la candidatura scomoda, indubbiamente provocatoria e come si comporta la commissione di garanzia: No tu non puoi giocare con noi perché sei brutto e cattivo. Inutile evidenziare quanto questa decisione abbia aperto il fianco agli attacchi degli avversari politici, scontato come il Pd, anche in questa circostanza, abbia perso una buona occasione per recuperare credibilità. Grillo, con tutti i problemi del caso, poteva essere una buona scusa per un dibattito tra apparato e cittadino, tra dirigenti e base, uno stimolo per capire e migliorare. Tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri

Simone Marchi





ControPolitica :: La triste storia del ragionier Brambilla




l ragionier Brambilla ha votato la Lega, ed è felicissimo che finalmente può scendere in strada a difendere la propria casa, i propri cari e la propria città dalla marmaglia che tutto impesta. Così la sera il ragionier Brambilla scende in strada con i suoi vicini e conoscenti. Battute goliardiche, un cognacchino per scaldarsi e confidenze da uomini veri stile Tex e i suoi pards intorno al fuoco, mentre un pericoloso gruppo di giovani vandali armati di bombolette viene allontanato da un muro intonso della stazione locale, e il dottor Carletti, che è cintura marrone di judo, allontana a calci un barbone che pensava di poter dormire impunemente sotto la pensilina della fermata del bus. Il ragioner Brambilla ride contento, mentre il sig. Fumagalli gli porge ancora la fiaschetta di cognac, che l’umidità notturna è traditrice. All’improvviso però il ragionier Brambilla avvista due tipi sospetti che stanno scavalcando la recinzione di una villetta elegante. Corroborato dall’alcool e dall’atmosfera maschia si lancia con tutto il suo peso sul più vicino dei due, mentre Carletti, Fumagalli e gli altri accorrono con un attimo di

ritardo. Il ragionier Brambilla ha un fremito d’orgoglio mentre frana addosso al delinquente pensando d’averlo ormai immobilizzato. Ma l’orgoglio diventa perplessità e poi timore quando vede un qualcosa di scintillante guizzare fuori dal giubbino del ladro. “È armato!”, pensa il ragioniere, un attimo prima che un dolore fortissimo gli riempia la pancia e di lì si espanda in tutto il corpo. Mentre i due ladri scappano Brambilla si gira sulla schiena e vede il dottor Carletti che accorre prontamente mentre Fumagalli vomita e piange aggrappato a un lampione. Poi piano piano gli occhi del ragionier Brambilla si annebbiano, e tutto diventa nero. Una storiella, fortunatamente inventata, che riassume un dubbio che ci è sorto sulle famigerate “ronde”. Cosa potrebbe succedere se e quando, qualcuno dei tanti “coraggiosi” dovesse fare la fine del nostro immaginario ragionier Brambilla?


Stefano Marsiglia


SOMMARIO

pag.1
Speciale sciopero dei blog/Perché no
Speciale sciopero dei blog/Perché sì


pag.3
La vita è una ripetizione
Recensione